Suonare gratis per aiutare la musica e i locali. La polemica contro gli EX nell’intervista a Pisani

intervista di Francesco Bommartini

Gli EX non hanno mai raccolto tanto riscontro come da quando hanno lanciato l’iniziativa “La musica guarda avanti: Band per i locali, suoniamo gratis“. Aggiungendo poi: “Se hai una band o un locale e sei interessato contattaci”. Ma che i “15 minuti di gloria” non siano necessariamente positivi lo testimonia la gravità dei commenti. “Fatela in Africa la data gratis così salvate la fame nel mondo”, “è proprio il caso che in Italia venga fatta una vera distinzione tra chi lo fa davvero per professione e chi invece è un dopolavorista che pur di suonare scrive ste cose pur di aver qualche data per saziare il proprio ego”, “Vergogna…pubblicizzare di lavorare gratis dopo mesi di disoccupazione?!”.

Quasi 300 commenti e oltre 100 condivisioni per il post incriminato

Insomma, ennesima riprova che, sui social, dire qualcosa di criticabile accende la critica sana ma pure il flame (riporto: “messaggio offensivo o provocatorio inviato da un utente di una comunità virtuale a un altro utente o all’intera comunità”). Noi siamo contrari in partenza a questa iniziativa, sia chiaro. Lo sa anche Stefano Pisani, che conosco dal 2005, quando mi portò una copia dell’album Gion Uein da recensire. L’ho poi apprezzato live con la band in vari frangenti, l’ho sempre visto ai concerti rock di altre band veronesi e sempre sentito sostenere la scena, sia a parole che con i fatti. Non è poco, in tempi in cui i social sembrano essere l’unica base per la propria credibilità.

E siccome, oltre all’iniziativa in questione, non mi piace nemmeno il linciaggio mediatico e gli preferisco l’empatia e la condivisione democratica ho deciso di intervistarlo per capire meglio e dare una chiave di lettura un po’ più approfondita, anche per eventuali critiche.

Come nasce esattamente la vostra iniziativa “La musica guarda avanti”?

Nasce dalla considerazione che il sistema musicale è costituito da vari fattori, di cui le band e i locali sono le due realtà più evidenti, spesso legate da un rapporto di amore/odio, ma di certo dipendenti l’una dall’altra. E anche dal fatto che in queste settimane viviamo tutti momenti di difficoltà, e che quando si potrà ricominciare a suonare sarà tutto diverso.

Vuoi spiegarla bene, e magari puntualizzare qualche passaggio che forse è passato sotto silenzio?

La ripresa dell’attività sarà difficile per tutti; tanti locali, magari aperti da poco, saranno in difficoltà, qualcuno non riaprirà per niente. Abbiamo sempre avuto un rapporto conflittuale con i locali, come quasi tutte le band, perché pensiamo che la musica vada pagata e il musicista rispettato. Però nel tempo abbiamo anche incontrato locali che ci hanno trattato bene.
Se qualcuno di questi sarà in difficoltà, gli regaleremo una data di riapertura, con altri gruppi che vogliano eventualmente aggregarsi. Il messaggio controverso è quello che invita altre band a fare lo stesso, perché è stato inteso come “da allora in poi suoneremo sempre gratis”. Che – giustamente – è un’eresia che non abbiamo mai contemplato.

Ti aspettavi tutto questo riscontro? Ho letto commenti pesanti…

Ovviamente no, forse il messaggio poteva essere scritto meglio…quel “suoniamo gratis” un po’ generico ha fatto alzare la temperatura; molti professionisti si sono offesi. Qualche post chiarificatorio è andato perso nel putiferio; l’impressione è che non interessi capire, quanto piuttosto condannare (ma è una modalità classica dei thread web). Con qualcuno che ci ha contattato direttamente e ci ha chiesto info siamo riusciti a spiegare meglio la cosa, anzi è stata occasione per confrontarsi su alcuni suggerimenti, ma in generale si è gonfiato un caso in cui siamo stati accusati di non rispettare il lavoro e la dignità dei musicisti.

Non credi che la gratuità sia un palliativo che spesso svaluta le singole proposte, si tratti di dischi o di live?

Come band ci siamo sempre battuti per il riconoscimento dei sacrifici e dell’impegno, per suonare sempre pagati; ma il nostro “campo d’azione” è quello dei gruppi di base, underground, un livello che gravita anche su locali specifici… raramente ci siamo incrociati con professionisti; nelle band che fanno musica propria al nostro livello non militano tantissimi musicisti di professione. La proposta era principalmente rivolta a questo tipo di band. Poi ognuno ha la libertà di accettare, criticare, confrontarsi, su questo non ci siamo mai tirati indietro. Gli attacchi e gli insulti invece non ci interessano, perché non portano da nessuna parte. Il mondo della musica è molto variegato, c’è di tutto e quasi tutto è motivo di scontro: le tribute band, le cover band, chi paga per suonare, chi suona gratis pur di suonare, chi cerca di mantenere una propria integrità e coerenza. Ma poi ognuno fa come gli pare, e questo presuppone tutti i pro e contro di una scelta libera.
I professionisti (cioè chi vive di musica) si sentono defraudati dai musicisti amatoriali, ma la musica originale (rock) è prevalentemente portata avanti proprio da questi ultimi. Chi ha ragione? Mi sembra limitante pensare che solo chi è un professionista abbia il diritto di suonare, come d’altra parte è sacrosanto che chi vive di musica abbia tutte le tutele del caso per preservare la propria professione. Non abbiamo una soluzione, cerchiamo solo di pensare al futuro. E non è un futuro dove le band sono costrette a suonare gratis.

Quali sono le criticità effettive, a tuo modo di vedere, del rapporto tra band e locali nel veronese?

Come in tutte le realtà ci sono band più o meno affidabili e locali più o meno preparati alla gestione della musica live. Lo scontro classico è tra le band che vogliono vedere riconosciuto il loro lavoro e locali che pensano solamente al profitto. Ma non tutti sono così, non è tutto bianco o nero. Per questo vorremmo supportare quei locali che hanno dimostrato sensibilità e rispetto. Da anni esistono mille difficoltà che hanno causato la sparizione di molti luoghi dove suonare dal vivo, come pure lo scioglimento di band. Ma è un sistema circolare: i gruppi non esistono se non possono suonare live, i locali non esistono se non ci sono gruppi. Ora, che la situazione di emergenza eleva tutto alla massima potenza, per noi è importante fare un gesto di supporto per un futuro con più opportunità per tutti. Lo facciamo anche con le band, cercando di valorizzare i gruppi di musica originale sul territorio. Il che non vuol dire smettere di battersi per un giusto compenso. Vuol dire dare un segnale, una tantum. Non ci vediamo nulla di male, né di catastrofico, a supportare la riapertura di un locale che lavora seriamente. L’appello alle band era questo: se c’è un locale
che vi ha trattato bene, supportatelo con una data di apertura a costo zero. Poi si ricomincerà a litigare per il giusto compenso. Secondo noi questo non danneggia nessuno, né musicisti amatoriali, né professionisti. Un locale che riapre significa anche un palco per decine e decine di band. Si può anche non essere d’accordo, ma ognuno è libero di fare la sua scelta. Certo è che in periodi eccezionali, non si può pretendere di ragionare come fosse tutto normale.

Aldilà della bontà di quanto proposto in queste situazioni si ripresenta la criticità comunicativa dei social. Non trovi che la comunicazione su questi mezzi sia spesso priva di sfumature?

Certamente sì. Sul web la regola è attaccare senza approfondire, giudicare senza sapere né fare autocritica, seguire la tendenza piuttosto che fermarsi un attimo a ragionare. Ma c’è anche la possibilità di confrontarsi, se si è disposti a mettersi in gioco.

3 commenti

  1. Ho seguito il caso sui social e letto con interesse questa intervista. Conosco molti musicisti professionisti (ai quali va la mia massima solidarietà in questo periodo), e anche da lunga data qualche membro degli EX. Non ho dubbi sulla buona fede degli EX (come si dice nell’intervista, chi conosce la storia musicale di alcuni di loro sa quale è la loro posizione rispetto alla dignità della musica) come non posso che comprendere ed esprimere massimo rispetto per i musicisti professionisti (e chi mi conosce sa che in molteplici occasioni io stesso mi sono dichiarato un apprendista stregone a differenza dei musicisti di professione con la M maiuscola)
    Credo che bisognerebbe prendersi più tempo per confrontarsi e cercare di capire le motivazioni di entrambi. Questa intervista cerca in maniera pacata di far capire le intenzioni del gruppo, e lo fa a mio parere bene. Potrebbe essere una bella idea dare voce anche a qualcuno dell’altra “fazione”, giusto per completare l’opera di confronto tra le due posizioni così distanti, nel tentativo di ricomporle.
    Poi ognuno dopo aver ascoltato si farà la propria idea.
    La mia, fondamentalmente, è che se io fossi un gestore di un locale, identificherei bene la proposta adatta per il mio locale, e avrei deciso a priori se affidarmi a dei professionisti del settore piuttosto che ad una rock band che propone musica originale…. in questi termini, il problema, nel caso specifico, rischia di essere un “falso” problema….

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  2. Essendo un po’ fuori dal giro “social”, non mi ero imbattuto nel post pubblicato dagli EX.
    E, alla luce di quanto descritto in questa intervista, credo sia stato bene così.
    E’ stato molto meglio potermi prendere del tempo per capire le reali finalità della band, finalità che personalmente (e per la mia seppur abbastanza limitata esperienza live) sento di poter sostenere.
    Si tratta di un momento, di per sé, extra-ordinario. Forse, pensare a proposte così extra-ordinarie, per l’appunto, può essere una buona formula per provare a mantenere vivo e/o a sostenere un tessuto artistico-musicale anche nelle nostre zone.
    Grazie a Francesco per questa intervista così interessante e ben condotta.

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