Intervista ai PARADISE LOST: la pietra OBSIDIAN sostiene 32 anni di storia

intervista di Massimiliano Sebastiani

È con immenso piacere ed emozione che ho intervistato Greg Mackintosh membro, fondatore dei seminali Paradise Lost, in uscita il prossimo maggio con il loro diciassettesimo album in studio. Ne è venuta fuori una piacevole chiacchierata che ha riguardato l’intera carriera di questa fondamentale band…

Il nuovo album Obsidian (Nuclear Blast) uscirà il 15 maggio. L’ossidiana è una pietra dura e scura, possiamo dire che il tipo di musica che possiamo aspettarci dal nuovo album possa essere ricollegata a queste caratteristiche?

Io e Nick (Holmes) stavamo parlando del titolo dell’album e Nick mi ha detto “hai mai sentito parlare dell’ossidiana?”. Ho fatto delle ricerche in merito a questa nera roccia vulcanica e ho scoperto che era molto usata nel folklore precristiano e pagano in Europa e in Inghilerra. Questo tipo di iconografia e il riferimento a simboli di tempi precristiani ci ha aiutati nella realizzazione dell’artwork dell’album. Noi non crediamo in queste cose, abbiamo solo pensato che fosse un concetto interessante. Ci è piaciuta l’idea dell’arte e l’ossidiana, è quello che ci ha dato questa idea, ed è questa la ragione per cui abbiamo chiamato così l’album.

Il singolo che anticipa il nuovo album

Nick ha definito questo album come uno dei dischi più eclettici che avete realizzato. Ascoltandolo con attenzione mi sembra il compendio di tutto quello che avete fatto nella vostra lunga carriera….a sonorità riconducibili alle ultime release ho trovato atmosfere del periodo Symbol of life e One second soprattutto nell’uso della voce e negli arrangiamenti del basso. Sei d’accordo con me?

Sì, assolutamente! Non era qualcosa che ci eravamo prefissati di fare, volevamo solo fare qualcosa di più vario ed eclettico rispetto agli ultimi album. Non avevamo un piano preciso, come quello di creare un unico suono rappresentativo della storia della band. Abbiamo scritto una canzone alla volta, ma quando abbiamo finito di comporre tutte le canzoni e le abbiamo riascoltate ci siamo detti “wow, abbiamo fatto il compendio dell’intero suono della band!”. Ma di questo non ce n’eravamo resi conto fino a che non abbiamo concluso l’intero album.

Quello che mi ha sempre più colpito di voi sono le differenze tra le canzoni, ognuna delle quali resta riconducibile al marchio “Paradise Lost”. Può derivare dal fatto che siete una band che comunque negli anni ha mantenuto una line-up solida?

Probabilmente sì…siamo cresciuti insieme fin da ragazzini, andiamo d’accordo non solo personalmente e come amici, ma anche come musicisti. Sappiamo molto bene come suona ognuno di noi, come suoniamo insieme, come la gente interpreterà le canzoni. Sì, siamo molto a nostro agio tra di noi, e immagino che questo si manifesti anche nella musica. Penso che Obsidian sia molto più riflessivo degli ultimi 2 o 3 dischi, non ci sono testi o musiche aggressive, è molto più introspettivo, è un disco maturo e credo che questo sia probabilmente dovuto al fatto che siamo insieme da tanti anni.

La cover di Obsidian

Il 2019 è stato l’anno della vostra prima biografia No celebration (in Italia uscirà solo nel 2020). Com’è stato raccontarsi dopo 30 anni di carriera?

E’ stato strano, interessante. Due mesi dopo la pubblicazione di Medusa siamo stati contattati per realizzare la biografia. Venivamo intervistati ogni settimana per 2 ore, è stata una sorta di terapia. Quando abbiamo finito eravamo infastiditi, volevamo addirittura bloccare l’intervista, ma quando l’abbiamo letta è stata davvero una strana esperienza vedere la tua vita attraverso gli occhi di qualcun altro. Ho ritrovato cose che ormai non ricordavo più ed è stato interessante riscoprire cose che avevamo già fatto.

Il 2020 è l’anniversario di Lost Paradise, il vostro primo disco. Cosa pensi oggi di quell’album? Ti ricordi come fosse la scena musicale di quei tempi?

Ricordo che eravamo molto giovani ed inesperti ma veramente eccitati di avere una nostra prima uscita discografica. Volevamo che suonasse come il nostro secondo demo, ma dopo che siamo stati nello studio e abbiamo registrato il suono che ne è uscito era molto diverso da quello che volevamo. Le canzoni erano le canzoni di quel tempo, però posso dirti che preferiamo il suono del secondo demo a quello del nostro primo album per le particolari atmosfere che aveva.

Siete stati e siete tutt’ora un punto di riferimento per tante band…della “nuova leva” ce n’è qualcuna che ti sentiresti di consigliare o che sentite di aver influenzato in modo importante?

A dirti la verità solo parlando con le persone mi è stato detto che sono stati influenzati da noi. Katatonia, HIM, Moonspell, Tiamat, così come molti altri gruppi sono stati ispirati da noi nel loro primo disco, e poi hanno continuato in uno stile proprio. Mi ricordo di una band israeliana, Orphaned Land, che ho sentito per la prima volta in un tributo ai Paradise Lost. Hanno fatto una cover di Mercy e ho pensato che fosse veramente incredibile. Questa è la ragione per cui abbiamo fatto un tour con loro e li abbiamo avuti come support band in un altro tour europeo. Nel corso degli anni continuo a trovare un sacco di band che mi dicono “oh, siamo stati ispirati da voi”. E’ molto piacevole avere qualcuno che ti dice questo, è il riconoscimento più grande sapere che qualcuno ha cominciato la sua musica a causa della tua musica! Io sono sempre alla ricerca di nuove band, che molto spesso mi influenzano. Adoro la piattaforma Bandcamp, ci vado continuamente e scopro bands nuove e poco conosciute, di solito di musica estrema. Ci trovo un sacco di cose interessanti e penso che ci si trovino cose più interessanti del mainstream metal, perché molte delle band nella piattaforma sono più diversificate e non hanno nessun timore, come invece hanno alcune delle band più conosciute. Penso che Bandcamp sia veramente un’ottima piattaforma per le nuove band.

Concludendo, dimmi i 3 album della tua vita, non necessariamente di ambito metal.

La prima potrebbe essere a dire il vero una scelta un po’ strana…fin da piccolo ho sempre ascoltato con grande passione la colonna sonora di Jesus Christ Superstar, fin da piccolo ero appassionato di Ted Neely, io e i miei fratelli siamo cresciuti ascoltando questa colonna sonora tutti i giorni: ancora oggi l’apprezzo in quanto ritengo che la musica di qualità non abbia tempo. Un altro disco che veramente apprezzo è Within the realm of a dying sun dei Dead Can Dance. Mi sono letteralmente perso nei loro dischi, amavo e amo tutt’ora a volte spegnere le luci ed ascoltarli. Abbiamo anche coverizzato un loro pezzo, Xavier, e sono stati una grossa influenza, soprattutto per me e Nick. Per il terzo è una difficile scelta, tra il primo disco del Candlemass o il primo dei Celtic Frost…ma alla fine penso di scegliere i Celtic Frost perché è stato in assoluto il primo album che mi ha aiutato ad introdurmi ad apprezzare il genere metal.

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