ITALY EXPORT: i SOVIET SOVIET, dal tour Usa annullato ai successi in Messico e Sud America

Italy Export è un’indagine sui gruppi italiani che superano i confini nazionali con la loro musica, a livello discografico e/o live. Partiamo dai Soviet Soviet, autori di splendidi dischi, tra i quali ho amato particolarmente Summer Jesus.

risponde: Alessandro Ferri (batteria)

Quando è stata la vostra prima data all’estero e come l’avete vissuta?

La nostra prima data all’esterno è stata a Nizza in un piccolissimo locale underground di spalla alla band francese Frank (Just Frank). Siamo partiti il mattino da Pesaro senza pensarci troppo, avevamo solo voglia di suonare
e di fare quest’esperienza. Non sapevamo nulla, nemmeno dove dormire. Il concerto è stato pazzesco. Il locale era pieno di gente. Ci siamo divertiti un sacco ed è stata una sensazione incredibile. Era davvero strano vedere tutte queste persone che ballavano, urlavano e applaudivano alle nostre canzoni. Ancora ci ricordiamo quella situazione ed è uno dei più bei ricordi che abbiamo.

Quali sono le principali differenze tra un live in Italia e uno all’estero?

Penso che la principale differenza sia il pubblico. Le persone fuori Italia ci sono sembrate sempre più curiose. Più interessate alla musica e alla voglia di conoscere un gruppo. Penso sia la differenza maggiore. I concerti iniziano presto e le persone hanno la possibilità di godersi il live e poi di fare serata in altri locali. In Italia non è così. Il concerto spesso inizia a tarda notte quando si è raggruppata un pò di gente. All’estero non è cosi. Il concerto ha una propria dimensione e la gente è curiosa e interessata.

Come funziona la strutturazione di un vostro tour?

La strutturazione del tour è gestita e pianificata dalla nostra agenzia di booking. In base al periodo disponibile e alle richieste che riceviamo, l’agenzia struttura il tour.

E come vivete il trasporto tra una location e l’altra?

Il viaggio è parte integrante del tour e quindi il trasporto tra una location all’altra è sempre un momento da vivere insieme. Si può passare parlando, scherzando o ascoltando musica. In alcuni casi quando si è davvero stanchi si può anche dormire perché spesso non ci sono molti momenti per
riposarsi all’interno del tour.

Cosa dovrebbe cambiare, in Italia, per favorire la musica dal vivo?

Sicuramente sarebbe utile un maggiore interesse da parte delle emittenti radiofoniche e televisive. Un interesse maggiore alle band e alla musica che non sia “commerciale” e “pop”. Ci sono moltissimi generi musicali e di formazioni che meritano di essere scoperte e conosciute ed è un peccato che non abbiano l’esposizione mediatica sufficiente.

Raccontate 3 aneddoti curiosi, positivi o negativi, vissuti durante un tour estero.

Ci sono successe una marea di situazioni e aneddoti durante i nostri tour all’estero. Abbiamo assaggiato e mangiato un sacco di piatti locali bizzarri (cavallette in Messico ad esempio) e bevuto drink incredibili in giro per i tour. Abbiamo fatto un tour nell’est Europa con un furgone Ducato dell’82 ed è stato un delirio tra problemi tecnici dovuti al freddo e tratte interminabili come Macedonia – Turchia che è durata più di 16 ore con diversi fusi orario. Ne abbiamo talmente tanti che è veramente difficile fare una cernita tra tutti gli aneddoti.

Sempre pensando all’estero: 3 date memorabili e perché.

La prima data all’estero è stata eccezionale: Nizza in apertura ai Frank (Just Frank). Come ho raccontato prima, è stato un live bellissimo, pieno di gente che ballava e si divertiva con la nostra musica. Per quanto riguarda le altre date è sempre difficile fare una classifica perché ci sono state veramente tantissime date memorabili. Posso citarti l’apertura ai PIL nelle date italiane, il tour con gli A Place to Bury Strangers, il live con gli Horrors ecc Oppure posso citarti le date in Russia e in Messico dove abbiamo una fortissima fan base.

Quale paese è più ricettivo nei vostri confronti?

Probabilmente Messico e Sud America.

Numeri: dati di vendita, biglietti venduti o quant’altro di interessante
vi sentite di segnalare a riguardo delle vostre esperienze fuori dallo
stivale.

Sono sempre dati che cura la nostra agenzia di booking e quindi faccio fatica a riportarti questi dati. Sicuramente è più facile per noi fare sold out fuori Italia ed è sempre una bella sensazione quando capita.

Quali colleghi italiani hanno, a vostro parere, un effettivo respiro internazionale o potrebbero averlo e perché?

C’è una band che come noi, ha fatto tantissimi tour all’estero ed è della nostra stessa città Pesaro. Loro sono i Be Forest e sicuramente hanno respiro internazionale.

Nel 2017 il vostro tour in Usa è stato bloccato. Potete spiegarci cosa è successo e cosa ha significato per voi quel momento?

Il problema era legato alla tipologia dei nostri visti. Il tour era promozionale e non avremmo percepito nessun tipo di guadagno o paga. Il nostro visto era l'”esta” che prevede viaggi di turismo e viaggi di lavoro promozionali. Il
problema principale fu che in alcuni concerti avevano messo il pagamento di un biglietto all’entrata che serviva per pagare le spese del locale (barista, fonico ecc ecc) e per questo motivo gli agenti dell’aeroporto hanno ritenuto che il nostro visto fosse sbagliato. Avremmo dovuto avere un visto lavorativo. Quello che è successo poi è stata una nottata in cella di detenzione in prigione a Seattle e l’immediato ritorno il giorno successivo è stata un’esperienza veramente dura dove per colpa della nostra ex etichetta americana abbiamo passato molti guai. Abbiamo perso la possibilità di fare il tour negli Stati Uniti, di suonare a Seattle al KEXP e al SXSW. E’ stata una notevole perdita anche dal punto di vista economico perché avevamo comprato tutti i biglietti dei voli aerei. E’ stato un momento molto difficile ma ci sono stati anche episodi positivi. La stessa emittente radio KEXP si è schierata dalla nostra parte e ci ha supportato. Lo stesso moltissime persone e band americane.

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