Intervista al musicista MULTATO mentre va a prendere la batteria per lavorare

di Francesco Bommartini (supporta il blog con l’equivalente di un caffè al mese: https://www.patreon.com/accessoriservato)

Multato, si è rifiutato di pagare. E’ quanto successo a Dimitri Reali, musicista amatoriale emiliano che martedì 28 aprile è stato fermato da una pattuglia dei Carabinieri che, a suo dire, non hanno voluto sentire ragioni sulla sua giustificazione per aver lasciato temporaneamente la sua abitazione.

Il musicista infatti, come si legge sulla multa, ha dichiarato ufficialmente di essersi recato in un “magazzino per ritirare degli strumenti musicali che devo utilizzare essendo un musicista”. Ma, come comprovato dall’immagine, i Carabinieri hanno contestato “l’assenza di comprovate esigenze lavorative”.

L’ho contattato.

Chi sei, qual è il tuo mestiere e come si chiama la tua band?

Sono Dimitri Reali, 31 anni, attualmente sono musicista e suono la batteria nelle band Ponzio Pilates e Urali.

Raccontami cos’è successo esattamente?

La multa l’ho presa ieri a Santarcangelo di Romagna, alle 18:20. Stavo tornando a casa verso San Leo dopo aver recuperato la mia batteria da allenamento, che era depositata presso un luogo privato a Cesenatico. Durante il mio percorso non ho frequentato alcun luogo pubblico nel pieno rispetto delle norme, munito di mascherina e guanti protettivi. Intraprendevo questo viaggio perché, non avendo altro modo di tenermi in allenamento se non quello di tentare la via dello smart working, ossia nel mio caso sfruttare i social network in cui è possibile ricevere donazioni in cambio di performance di vario tipo (come ad esempio Twitch), mi occorreva uno strumento, ho così deciso di recuperare almeno la mia batteria da studio, quella di riserva. Questo perché si trovava ben più vicina a me. Il mio strumento da live è situato attualmente a Ravenna, comune ancora più distante rispetto a San Leo (i due comuni distano circa 80 km l’uno dall’altro).

Hai subito condiviso la tua esperienza con tanto di foto della multa. Ritieni che si tratti di una discriminazione vera e propria nei confronti del lavoro del musicista?

Non penso sia una discriminazione nei confronti dei soli musicisti e non voglio colpevolizzare gli agenti che mi hanno fermato, quanto più il modo in cui si è deciso di far agire gli agenti stessi. Quello che mi ha ferito e fatto profondamente arrabbiare è stata una risposta zelante che il carabiniere mi ha dato, magari anche senza intenzioni prettamente denigratorie, ma che riflette la visione generale che si ha nei confronti della professione del musicista. Credo che questa visione venga resa forte da una carenza nella nostra legislazione di tutelare non solo i musicisti, ma una lunga serie di figure che lavorano attorno alla musica che va dai performer, ai tecnici e tocca anche i gestori di locali che ospitano eventi legati alla musica. Credo che, più in grande, sia un problema legato a tutti coloro che lavorano nell’arte e per l’arte. Quello che mi lascia traumatizzato è che nonostante gli incredibili sacrifici, gli oneri e l’indubbia complessità del mondo dell’arte, dello spettacolo e dell’intrattenimento, ancora sia radicata l’idea che si possa essere musicisti, artisti, per solo hobby.

Dimitri

In Italia, a tuo parere, c’è arretratezza culturale sul tema del musicista inteso come lavoro? Hai avuto esperienze ulteriori che ti confermano questo?

Penso sia chiaro a tutte le persone appartenenti al settore che in Italia il tema della musica e dell’intrattenimento creativo sia spinoso. Per lungo tempo siamo stati il paese dell’arte e della musica, ma trovo che oggi si viva l’argomento in modo controverso. Esistono tanti programmi televisivi legati alla musica, tante cerimonie in cui la musica ancora è imprescindibile, ma parallelamente gli enti che dovrebbero salvaguardare il settore, non solo dal punto di vista di chi si esibisce ma di tutta la macchina che permette una corretta e fruibile esibizione, non sono così forti come potrebbero. L’informazione e la formazione, specialmente riguardo gli aspetti legali, è scarsa, la SIAE impone tasse in molti casi spropositate sia a chi ospita, che chi diffonde, che chi crea musica e secondo molti, me compreso, si occupa di distribuire i crediti che accumula in modo poco trasparente. Esistono paesi come la Germania in cui ci sono enti e associazioni (ad es. ISDV) che offrono maggiori tutele agli appartenenti del settore, non solo a coloro che si esibiscono sul palco ma a tutti i lavoratori che occorrono per la buona resa di uno spettacolo. Tutte le esperienze che ho vissuto come musicista convergono nel confermare ciò in cui credo. Dalla mia esperienza ho imparato che solo chi con la musica fa i “grandi numeri”, chi in genere con la musica può fatturare cifre davvero grandi, per non dire enormi, viene premiato dalle norme fiscali vigenti e dal meccanismo di distribuzione dei crediti legati al copyright. La spirale del lavoro nero che ci costringe molti artisti a stare con la testa bassa e a venire spesso scherniti e mal visti è ciò che in fondo ci divide e ci impedisce di essere considerati pari agli altri; io sogno un paese in cui ogni musicista, ogni tecnico ed ogni gestore di sale da concerto abbia la possibilità di pagare SIAE, ex ENPALS e curare la propria P.IVA con dignità e pagando giustamente ogni tassa, riuscendo a vivere dignitosamente, come accade per molte altre professioni.

Scritto da bommaraya

Giornalista. Rock Trotter. Amante della vita e delle sue sfumature.

One comment

  1. Intervista molto interessante e che ci dice molto sullo stato attuale della musica in Italia. Lo sfortunato protagonista Dimitri Reali, ha parlato con lucidità, senza mai alzare i toni, valutando le cose in modo obiettivo e generale, senza mai fermarsi solo sulla sua vicenda.

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