Con 2020 Back to Earth lo space stoner dei KAYLETH torna per aiutare la terra. L’intervista con la band.

di Francesco Bommartini

I veronesi Kayleth dal 2005 creano stoner. E ormai da qualche anno vanno a braccetto con Argonauta Records, etichetta specializzata nel genere. Pur avendo fin da subito le qualità per distinguersi l’accasamento con Argonauta ha dato loro una certa esposizione. Che loro sfruttano appieno.

Siete molto prolifici. Come funziona la vostra fase compositiva?

La nostra fase compositiva è semplice e spontanea. Ogni sessione di prova comincia con una jam dove lasciamo fluire la nostra ispirazione, a volte inserendo riff provati a casa o che ci girano in testa da giorni.

Dove avete registrato il nuovo album 2020 Back to Earth e come si sono svolte le registrazioni?

Per 2020 Back to Earth siamo tornati alle origini, ovvero presso il Liquid Sound Studio del nostro bassista Alessandro, in cui abbiamo registrato gli EP e Space Muffin. Il precedente album Colossus è stato registrato da Luca Tacconi (Sotto il Mare) ed è stata un’esperienza fantastica. Come dice appunto il titolo del nuovo album, abbiamo voluto tornare a casa, in un ambiente familiare, intimo e rilassato come appunto lo studio di Alessandro. Dopo una prima presa diretta di batteria, basso e chitarra, abbiamo sovrainciso il resto, prendendoci il tempo necessario, rifacendo  alcune parti fino a che non ci hanno convinto al 100%. Questo ci ha permesso di suonare al meglio senza nessun vincolo, per esempio Michele ha preferito registrare i synth a casa, scegliendo minuziosamente ogni suono dopo molti tentativi. Per il master ci siamo affidati di nuovo ad Eleven mastering, soprattutto perchè questo album uscirà anche in vinile.

A livello concettuale di cosa parla il nuovo lavoro? Avete cercato di riprodurre il significato anche con la musica o testi e musica sono due aspetti slegati?

Come anticipa il titolo appunto, dopo il nostro viaggio interstellare che ci ha tenuto lontano da casa per molto tempo e che ci ha permesso di scoprire nuove galassie, il richiamo di casa alla fine vince. Quello che troviamo però è una Terra in condizioni disastrose, un pianeta mutilato dal genere umano.
Il primo singolo Corrupted è una canzone di ammonimento per chi detiene il potere. Paesi, religioni e ideologie sono alimentate dalla corruzione e minacciano il popolo negando loro una evoluzione spirituale. Ci viene rivelata l’illusione delle nostre vite, sta a noi non esserne schiavi. Le jam strumentali sono spesso irruente ed Enrico si prende il tempo necessario per assimilare e poi scrivere i testi. Musica e testi fluiscono insieme dopo un processo di ispirazione che li vede separati solo all’inizio, per poi ricongiungersi e fondersi definitivamente.

Le vostre copertine sono molto evocative, e riconoscibili. Parlami di questo aspetto…

L’artwork è un aspetto molto importante di ogni album, dove quasi sempre (unica eccezione per Colossus) Massimo (chitarrista) si butta a capofitto per dare libero sfogo alla sua vena artistica. A lui va il merito anche di quasi tutti i video musicali. Lo sci-fi vintage ci contraddistingue quasi in tutte le uscite, proprio perchè siamo molto legati al cinema, letteratura, fumetti e videogiochi del filone fantascientifico. Kayleth infatti è un personaggio di un romanzo di Isaac Asimov.

Quali sono le differenze principali tra questo nuovo lavoro e i precedenti?

La maturità  probabilmente, anche se ormai stiamo parlando di senilità! La nostra impressione è che in ogni album affiniamo sempre un pò di più la nostra vena creativa, rimanendo fedeli al genere che ci contraddistingue e contaminando qua e là con quello che incontriamo durante il nostro percorso. Stavolta abbiamo inserito violini (Katia Adami) e sax (Mauro Padoani) quasi per scherzo, ma quando li abbiamo sentiti suonare prima in studio e poi nel mix, ci siamo talmente emozionati che sarà un esperimento che sicuramente rifaremo!

Com’è la scena musicale veronese in generale e per quanto riguarda il vostro genere?

In generale la consideriamo buona, anche se un pò stantia per quanto riguarda il ricambio generazionale. Ormai sono poche le nuove leve che vediamo avvicendarsi sui pochi palchi rimasti. Il “circolo” stoner/doom gode di ottima salute e di ottima compagnia con Atomic Mold, Mongoose, Megatherium, Jahbulong, Blutbad, Ultracombo, A forest mighty black e tanti altri. Noi teniamo botta e non diamo nessun segno di cedimento.

Il singolo Corrupted

Quali sono i concerti che ricordate con maggior emozione?

Beh sicuramente il release party di Colossus al Jack the Ripper Pub, con i Duel allo Splinter club, al Le Farmer di Lione, al Rural Desert Fest alla Cascina Bellaria, ma soprattutto l’indimenticabile King of Stoned Fest al Cellar Theory di Napoli. Abbiamo suonato tardissimo (headliner), ma il locale era stracolmo, per gli amanti dello stoner della zona era un evento imperdibile e lo è stato anche per noi. Speriamo di rivedere tutte le persone che abbiamo incontrato fino ad oggi e di conoscerne di nuove al più presto. Ci manca il palco, sopra ogni cosa.

Quali sono le band che vi influenzano maggiormente e perchè?

Oltra ai classici  dele genere come Hawkwind, Orange Goblin, Truckfighters, Melvins, Sleep, Kyuss, ci sono i 35007, Pink Floyd, Pantera, OM, Daft Punk, Apparat e tanti altri. Come avrai capito, veniamo da generi diversi e continuiamo ad ascoltare musica eterogenea, questa è sicuramente la chiave di volta che ci permette di fare stoner con le influenze che ci contraddistinguono.

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